Zona Kalsa, Spasimo
e Via Lincoln
(distanza 500 mt)
01
Piazza Kalsa
Quando i re arabi
sentirono vacillare la sicurezza del regno,
ritennero necessario lo spostamento della sede
di potere in una zona aperta all’esterno.
Il quartiere della Kalsa, in prossimità
del mare, corrispondeva ai requisiti di sicurezza
e divenne il centro residenziale degli Arabi.
Qui costruirono la reggia e le moschee, dettando
così la prima vera espansione controllata
del nucleo originario della città. La
piazza Kalsa corrisponde al cuore dell’antico
insediamento arabo e oggi, pur non essendoci
pervenute le meravigliose costruzioni arabe,
custodisce anche la magia di una storia più
recente. La separazione con il Foro Italico
è ancora costituita dalle antiche mura
di Palermo che lasciano intravedere il mare
attraverso la cinquecentesca Porta dei Greci.
Chiamata anche Porta d’Africa, fu aperta
nel 1553, anche se la realizzazione esterna
risale al 1582, nell’ambito dei lavori
di sistemazione del Foro Italico, voluti dal
viceré Marcantonio Colonna.
L’edificio adiacente alla porta fu edificato
invece nel 1832 sulle rovine di un precedente
edificio. Il marchese Enrico Forcella, da cui
il nome del sontuoso palazzo, interpretando
il gusto eclettico dell’epoca, si ispirò
alle costruzioni arabo-normanne, riuscendo perfettamente
ad imitarne lo stile.
02
Chiesa di S. Teresa
La piazza deve parte
del suo prestigio alla presenza dell’ammirevole
Chiesa di Santa Teresa. Ultimata nel 1706 come
luogo di culto per le Carmelitane che risedevano
nel vicino convento, fu progettata dall’architetto
Giacomo Amato. Di particolare rilievo la facciata
che è una delle più alte manifestazioni
dell’arte barocca in Sicilia.
L’interno non trova un’esatta corrispondenza
dimensionale con l’imponenza della facciata
esterna. Lo spazio si presenta organico e ricco
di una intensa luminosità che penetra
dalle aperture. Diverse opere di grande spessore
artistico sono contenute al suo interno; tra
queste molte sono le tele e in particolare merita
doverosa attenzione la Maternità della
Madonna dietro l’altare maggiore.
Le opere raffiguranti Santa Teresa e Sant’Anna
ubicate nell’abside sono attribuite al
Serpotta.
03 Lo Spasimo
Nel 1492, quando uno dei
monasteri benedettini più in auge dell’isola
aderì alla congregazione di Santa Maria
di Monte Oliveto, questa acquistò potere
e iniziò, già nei primi anni del
1500, ad espandersi in tutti i centri della
Sicilia. Così, nel tradizionale rifiuto
per le innovazioni rinascimentali, reimpiegando
le concezioni stilistiche tardo gotiche, nascevano
il Convento e la Chiesa di Santa Maria dello
Spasimo. Successivamente il luogo fu interessato
dal piano di fortificazione della città,
voluto dal Gonzaga; la costruzione di un bastione
difensivo a ridosso delle mura di cinta, compromise
l’assetto del complesso tanto da costringere
gli Olivetani ad abbandonarlo definitivamente.
Nascosta da misere costruzioni, soffocata da
un tessuto urbano degradato, vi si accede soltanto
dall’interno dell’ex Ospedale Principe
Umberto. L’interno è diviso in
tre navate; le laterali coperte da volte costolonate
a crociera, la centrale, attualmente scoperta
dotata di un tetto ligneo sorretto da capriate.
Lo spiccato verticalismo delle strutture, assolutamente
disadorne se non della propria forma e dimensione,
le conferisce un senso mistico di imponenza.
04 La Gancia
Il complesso di S.
Maria degli Angeli,
più conosciuto col nome “La Gancia”
(ossia ricovero per forestieri) è costituito
dal Convento e dalla Chiesa.
L'origine del convento risale al 1430. Nel tempo,
esso fu sede del ministro provinciale e fu abitato
da frati di santa vita. Con la soppressione
del 1866 il convento fu adibito ad archivio
di stato; i frati ripresero, in seguito, le
attività come cappellani della cinquecentesca
chiesa e di apostolato dal 1882, costruendo
alcune stanze sulle cappelle del lato destro
della chiesa. Dal 1999 il convento è
stato di nuovo adibito a curia provinciale e
punto di riferimento per tutti i frati della
Provincia.
La chiesa fu costruita sui resti di un tempio
preesistente. I lavori iniziarono nel 1490 e
si conclusero intorno al 1500, non senza qualche
difficoltà. La facciata presenta portali
ad archi ogivali di stile tardo-gotico. L’interno
è a croce greca, con una grande navata
centrale e varie cappelle laterali. Vi si conserva
un notevole patrimonio artistico, comprendente
opere del Serpotta, del Gagini e del Novelli,
oltre ad un magnifico organo del Seicento. Stupenda
è anche la cappella di proprietà
della famiglia reale spagnola, dedicata alla
Madonna di Guadalupe.
Fra il transetto e Via Alloro, fu scavato un
foro, poi chiamato “Buca della Salvezza”.
Nel 1860 - attraverso questo foro - due patrioti
mazziniani che si erano rifugiati nella cripta,
riuscirono a sfuggire alla cattura da parte
delle milizie borboniche.
05 La Magione
La Chiesa della Magione,
ubicata sul versante occidentale dell’omonima
piazza, è una delle più antiche
della città. Risale al 1150, e fu concessa
prima all’ordine dei Cistercensi e successivamente
all’ordine dei Templari Teutonici nel
1197. Dedicata alla Santissima Trinità,
è anche conosciuta con il nome di Chiesa
della Magione, dalla evoluzione del nome “Mansio”
con cui era chiamato il precettore dell’ordine
che risiedeva nell’attigua abbazia.
06 Villa Giulia
La Villa Giulia, dedicata
a Giulia Guevara, moglie del viceré Marcantonio
Colonna, è uno splendido giardino pubblico
realizzato dall’architetto Nicolò
Palma nel 1777. Il disegno rigidamente geometrico,
determinato dalla forma quadrata, è diviso
in molteplici campi da viali diagonali e paralleli
ai lati, che si intersecano al centro di una
piazza circolare, manifestando la razionalità
del pensiero illuminista. Il momento culminante
di tale filone di pensiero trova la sua espressione
nella rappresentazione scultorea dentro la fontana
ubicata nella piazza centrale.
Un putto, emblema della decorazione fine a se
stessa dell’epoca barocca, regge dodici
orologi sul capo che segnano le ore col sistema
solare.
07 Orto
Botanico
Adiacente alla villa, l’Orto
Botanico è stato realizzato nel 1789
per la coltura delle piante curative, utili
didatticamente ad una delle prime forme di università:
l’Accademia dei Regi Studi. Anche il disegno
della parte più antica dell’orto
segue rigide regole geometriche e speculari
simmetrie.
Al suo interno numerosissime sono le specie
vegetali provenienti da tutto il mondo, tra
le quali il famoso albero del sapone, imponenti
cicas e anche diverse specie di piante acquatiche
immerse in una grande vasca circolare. Il trittico
di edifici che si scorge sul fronte prospiciente
la via Lincoln fu realizzato quasi contemporaneamente.
Opera dell’architetto Leone Dufourny quello
centrale e di Venanzio Marvuglia i due laterali,
adibiti a calidarium e tepidarium. Lo stile
dell’edificio centrale aderisce ai canoni
neoclassici dell’epoca e ne utilizza gli
elementi fondamentali come il portico tetràstilo
con colonne doriche e la cupola centrale a copertura
dell’aula.
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